Helga Schneider a Conselice - Comune di Conselice

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Helga Schneider a Conselice

 

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Una sala piena di studenti degli Istituti comprensivi di Lugo, Alfonsine, Fusignano, e Conselice, ha accolto a Conselice il racconto di Helga Schneider , la sua singolare vicenda che la porta ad essere oggetto di propaganda a pochi mesi dalla caduta del regime nazista. Per un giorno intero lei e pochi altri bambini si aggirano come topini in gabbia tra i corridoi di “quell’angusto dedalo di morte”, in attesa dell’incontro con il Fuhrer nel suo bunker "metri metri di cemento sotto Berlino", dopo aver attraversato una Berlino ridotta ad un cumulo di macerie, su un omnibus che andava a carbone. L’incontro lasciò esterefatta la piccola Helga che si vide stringere la mano da un uomo vecchio e malato. «Dimostrava vent’anni di più di quanto aveva» Helga Schneider oggi ha 68 anni ed è cittadina italiana e la sua vicenda personale vive all’interno dei suoi romanzi, ricostruendo così vicende drammatiche che l’hanno coinvolta sin dalla tenera età. All’inizio della sua carriera di scrittrice si vide rifiutare la pubblicazione dei suoi romanzi e fu grazie ad Adelphi, che Helga ha più volte chiamato "il suo principe azzurro", l'editore che ha creduto in lei, nella sua memoria, nella sua testimonianza, nella sua vita e nella voce della sua vita. «Era per noi bambini un momento difficile perché nostra madre aveva appena abbandonato la famiglia per potersi dedicare anima e corpo ai suoi compiti di membro e ausiliaria delle SS, guardiana del campo di sterminio di Birchenau, una madre di cui non seppi più nulla per oltre vent'anni e che poi incontrai a Vienna trent'anni fa. In quell’incontro mi chiese di indossare la sua divisa da SS». Il padre dopo le vicende della guerra si risposò e la vita con la matrigna non migliorò la situazione della giovane Helga.  «Lei aveva accettato solo mio fratello, per cui, con un futile pretesto, mi internò prima in un istituto per bambini problematici e poi in un collegio di rieducazione». "E' bravissima Helga Schneider, come scrittrice e come persona. Come scrittrice è esemplare nella fedeltà ai propri temi, gli episodi salienti del proprio passato di bambina che ha vissuto la tragedia della Germania, e per la capacità, che presuppone una consumata abilità narrativa, di farli rivivere sotto i nostri occhi attraverso un'estrema attenzione ai particolari concreti e alla dinamica degli stati d'animo. (...). Ne L'Usignolo dei Linke dà ora voce, con calda partecipazione ed esemplare misura, al calvario dei contadini tedeschi della Prussia orientale che, tra la fine del 1944 e l'inizio del '45, lasciarono i loro poderi per fuggire davanti all'Armata Rossa. Una storia a lieto fine nonostante tutto (...). Commovente? L'aggettivo è desueto, ma questa volta vale la pena di adoperarlo." (Andrea Casalegno, Il Sole 24 Ore)