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Vuole sempre fare le cose per bene la sagra del ranocchio e si presenta alla sua 35° edizione come ad un appuntamento da ricordare. Accanto ad una gastronomia curata nei minimi particolari con al centro il menù dei ranocchi fritti al sugo, il delicato sapore di risotti ed una più tradizionale gastronomia romagnola, la manifestazione conselicese punta, questanno, le sue carte sul comicità e sfilate. Si parte giovedì 18 settembre con lappuntamento riservato alla presentazione delle squadre sportive pronte per i prossimi campionati e ci si tuffa venerdì 19 settembre alle 21 nellumorismo di Wanda la carellista accompagnata dalla Metallurgica Viganò. Il palco del sabato sera è riservato alla musica degli Euro Music, mentre una pattuglia agguerrita di commercianti conselicesi invaderà, domenica sera, la piazza con una bellissima sfilata di abiti della collezione autunno/primavera/estate, ormai considerato un appuntamento fisso nel cartellone della Sagra. Si chiude in bellezza lunedì 22 settembre con una serata dedicata alle scuole locali. Concerti e piccoli spettacoli conditi da un appuntamento in biblioteca con le interviste impossibili a cura di Loris Rambelli e Alfonso Cuccurullo e realizzate dalla secondaria di I° grado di Lavezzola. Nel mezzo del gastronomico, alle 20,30, verrà presentato «Rane e ranocchi memorie in cucina», lultimo libro di Graziano Pozzetto, bibliografo e ricercatore, oltre che appassionato di ranocchi. Ma non solo. Per le strade del centro storico di Conselice ci saranno momenti di animazione singolare, con piano bar negli angoli del centro ed il tiro alla fune, appuntamento tradizionale del venerdì sera con campioni di livello nazionale, che raccoglie su via Cavallotti una marea di spettatori. Poi angoli di animazione libera per tutti i bambini, mercatini lungo le vie laterali alla piazza. La sagra come festa del paese è anche questo: mettere assieme e far vivere le proposte di tutti coloro che a Conselice vogliono bene e ne testimoniano la sua maturazione. Un grosso impegno è profuso nelle mostre che circonderanno la piazza in due spazi diversi. Le giornate della sagra accoglieranno le sculture di Marcello Magoni alla sala arte incontro ed una mostra di hobbistica giunta ormai alla sua diciottesima edizione con un mix di collezionisti e piccoli artigiani immersi in un ventaglio di oggetti costruiti con i materiali più eccentrici materiali, che sanno esprimere creatività e passioni singolari per come si intrecciano alle nostre tradizioni. Le stesse passioni che trentanni fa animarono un gruppo di conselicesi, quando decise di portare in piazza questa nostra importante festa. Era il tempo in cui il boom delle sagre non era ancora scoppiato e semmai si viveva tra steccati ideologici poco scavalcabili. Per quei conselicesi che misero in piazza una cucina da campo, due friggitrici, panche, tavoli ed un palco giusto per una orchestrina locale, la sagra del ranocchio doveva essere un richiamo per tutti i paesani a far conoscere al mondo intero lospitalità e la buona gente che abitava in questo ultimo lembo di Romagna, incrocio tra le terre ferraresi, della bassa bolognese e del ravennate. Si partì così, nel 74, con le luci della canonica che illuminavano la piazza e tutti a lavorare, conselicesi di ogni colore politico e senza alcun pregiudizio, con i ranocchi pescati in valle ed esauriti subito nel pranzo della domenica, tanto il successo fu imprevisto. La leggenda racconta come tra le luci della piazza si videro ballare anche coloro che non serano mai visti prima, tanto era la gioia di questa novità. Ranocchi e polenta, sono stati i soli ingredienti delle prime sagre, portati in piazza per ripristinare le tradizioni e una memoria che sembrava scomparsa. In questo sforzo di creatività collettiva il palio della rana fu il momento che seppe agitare di più i cuori dei conselicesi, proprio là dove vi era la speranza di portare un pugno di ranocchi su una carriola fino al traguardo. Cosa tuttaltro che facile, perché si confonde con lingegno e le astuzie dei partecipanti e riporta ad una memoria più lontana quando, tra le distese dacqua delle risaie, riemergeva il mestiere del ranocchiaio con la sua abilità labilità nellafferrare il piccolo anfibio quando abboccava ad unesca fatta di straccetti e calze o di lunghi appostamenti con il lume a carburo. Emozioni che ritornano ancora oggi con la Sagra del ranocchio in una Conselice mutata profondamente, ma che non perde i sapori delle sue tradizioni più antiche.