
v. G.Garibaldi 14, 48017 Conselice (RA)
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Il Cartellone del Teatro Comunale di Conselice – via Selice 125/A tel 0545 88508 – è prodotto da “Patàka srl”, via Lame 22 - 40122 Bologna. Direttore Artistico del Teatro è Ivano Marescotti. Organizzazione generale, Ufficio Stampa e comunicazione:Ifigenia Kanarà, tel +39 348 7028928, fax: +39 051 5884844. Email: info@teatroconselice.it
Abbonamento Teatro Comunale: 7 spettacoli € 68,00 interi, € 62,00 ridotti;
Biglietti spettacoli: € 16,00 interi € 13,00 ridotti (minori di 25 anni, maggiori di 65 anni, soci Coop Adriatica);
L'ingresso alla Sala di Lavezzola è libero fino ad esaurimento dei posti
Informazioni e prenotazione Biglietti: telefonare al numero 348 7095919; email: info@teatroconselice.it,i biglietti si prenotano 5 gg prima dello spettacolo, dalle ore 17 alle ore 20 al numero 348 7095919
1 novembre 2008 - Teatro Comunale ore 21 - Moni Ovadia in «Rabinovic e Popov»
di e con Moni Ovadia e con Carlo Boccadoro al pianoforte
Rabinovich e Popov sono i due nomi più tipici dellebreo russo e del russo ortodosso. Al tempo dellUnione Sovietica furono il compagno Popov e il compagno Rabinovich. Il loro rapporto fu sempre di natura passionale, segnato da sentimenti contrastanti: ammirazione, diffidenza, odio, solidarietà, amore, rabbia ma soprattutto attrazione fatale. Moni Ovadia, su una piccola scena, con musiche, canzoni, racconti e storielle, traccia schizzi rapsodici del tempo epico e tragico di unAtlantide che si chiamò U.R.S.S.; canta di uomini e donne che in quellAtlantide vissero, amarono, sperarono e soffrirono. Donne e uomini, non robot e burocrati come lo sproloquio del cialtronesco revisionismo televisivo vuole far credere. Persone vive, pulsanti la cui memoria è anche la nostra memoria.
23 novembre 2008 - Teatro Comunale ore 21 - Alessandra Frabetti in «Campane da salotto»
Recital da testi di Achille Campanile con la partecipazione di Giorgio Comaschi
Lo spettacolo prende spunto dall'opera di Campanile, di cui è appena ricorso il trentennale della morte. Con Giorgio Comaschi come ospite d'onore della serata, è un occasione rara e preziosa per ricordare e riscoprire lironia di Campanile, tra i massimi umoristi del Novecento, autore di numerose opere teatrali e romanzi. Scrive Alessandra Frabetti: Una volta sembrava che piacesse solo a mia madre, ma poi è arrivata una doverosa consacrazione, quella di Umberto Eco. Storicamente tacciato di conservatorismo, oggi invece Achille Campanile, appare politicamente corretto rispetto al cattivo gusto e alla volgarità. Grazie alla sua ironia e alla sua eleganza, che sono non solo un valore estetico, ma anche etico, può essere assunto come modello di comunicazione garbata ma efficace, sottile ma sempre divertente. Il risultato è unora e un quarto di rimpalli di situazioni paradossali ed esilaranti, raccontate o vissute in presa diretta attraverso dialoghi adattati alle nostre personalità di attori e di esseri umani.
8 dicembre 2008 - Teatro Comunale ore 21 - Gene Gnocchi in «Cose che mi sono capitate»
di Francesco Freyrie e Eugenio Ghiozzi con la collaborazione di Ugo Cornia, regia di Massimo Navone
Chiuso all’interno della sua macchina in balia degli spazzoloni rotanti di un autolavaggio, un individuo comincia a riflettere sugli episodi che hanno caratterizzato la sua vita. Mentre gli sovviene alla mente la nascita del figlio nato ventriloquo, viene rapito dalla mafia russa. Da questo momento inizia un vorticoso susseguirsi di avvenimenti come in teatro non se ne sono mai visti ne sentiti. Sono le cose che ti capitano o sei tu che capiti alle cose? Soltanto alla fine, con un colpo di scena che in teatro non si era mai visto, si svela il mistero di un’esistenza così incredibile che al termine della serata lo spettatore potrà dire: “E’ tanto tempo che vado a teatro, ma questa cosa non si era mai vista!”.
18 gennaio 2009 - Teatro Comunale ore 21 - Paolo Hendel in «Il tempo delle susine verdi»
di Paolo Hendel e Piero Metelli
In questo nuovo monologo Hendel torna a uno dei suoi argomenti preferiti, l’uomo. La macchina - uomo, con le sue incongruità e i mille problemi di “manutenzione ordinaria”. Solo di fronte a se stesso l’animale uomo si interroga sulle sue fragilità, le sue paure, le sue inquietudini: la solitudine, le malattie, la morte, l’insoddisfazione per come va il mondo… E la mente vacilla. Dietro a tutto, la ricerca della felicità, il bisogno d’amore, da Platone ai reality show, dai versi immortali dei poeti alle bizzarre storie di quotidiana umanità.
3 febbraio 2009 - Teatro Comunale ore 21 - Lella Costa in «Ragazze»
Regia di Giorgio Gallione
Partendo dal racconto L’altra Euridice di Italo Calvino, Lella Costa prova a raccontare le donne, il loro andare, incerto ma inesorabile, il voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza; la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”, la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza purtroppo inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte- le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.
24 febbraio 2009 - Teatro Comunale ore 21 - Ottavia Piccolo in «La commedia di Candido»
con Vittorio Viviani, Massimiliano Giovanetti, Natalia Magni, Francesca Farcomeni, Desiréé Giorgetti, Alessandro Pazzi, regia di Sergio Fantoni
Nella prossima ricorrenza di 250 anni dalla scrittura del Candido, ho scritto un testo che è un ironico, graffiante, imprevedibile omaggio alla più grande invenzione di Voltaire. Chi si aspetta di trovare una celebrazione del testo originale resterà deluso. Mi sono infatti divertito a ritrarre in forma teatrale la faccia più scanzonata e irriverente dellEtà dei Lumi. Intorno alle pagine del Candido ruota quindi una macchina teatrale rocambolesca. I fatti sono veri: basta leggere Visita a Rousseau e Voltaire di James Boswell e immaginate che in unEuropa innamorata di Voltaire inizi a girar voce di un nuovo pericolosissimo libretto dove il grande filosofo metterebbe alla berlina colleghi, Stati, Chiesa, Eserciti. Trapela che il libretto si intitolerà Candido e nei salotti non si sparla daltro, nei circoli letterari cè attesa e i pensatori di ogni dove tremano allidea che Voltaire li svergogni. Ma anche le segreterie di Stato, le Ambasciate e il Clero si mobilitano ed è in questo clima spionistico che ho collocato il mio testo, tutto giocato su un libro che dette scandalo ancor prima di essere pubblicato (sotto falso nome). Insomma: il Candido nacque come un libro scomodo. Pruriginoso. E forse è per questo che lo trovo irresistibilmente simpatico.
Stefano Massini
14 marzo 2009 - Teatro Comunale ore 21 - Ivano Marescotti in «Detector»
Testo di Francesco Gabellini e con la partecipazione di Gino Pellegrini
Un cercatore di metalli si aggira per le spiagge con il suo metal detector, per recuperare tesori perduti, oggetti che sono in realtà la metafora della sua identità. La Riviera centra poco con la radice antica della Romagna fatta fatica, di panorami piatti, bianchi di nebbia, della bassa. Ma è proprio dalla Riviera che parte la storia del nostro Detector. Scavando sotto lo strato superficiale della sabbia si nasconde infatti la vera identità del personaggio e, forse, della Romagna stessa. Nel racconto si inserisce lopera del pittore scenografo Gino Pellegrini che trasforma, in diretta, partendo dal foglio bianco di nebbia di sette metri per tre, una immagine spettacolare. Una performance unica. Un testo divertente e profondo che incarna leredità lasciata da Raffaello Baldini.
7 marzo 2009 - Sala di Lavezzola ore 21 -Paolo Parmiani in «L'ultima frontiera dell'emozione»
...un viaggio in compagnia del dialetto e dell'uomo romagnolo, delle sue passioni, dei suoi dubbi e speranze, dei suoi universali drammi tradotti in suoni, atmosfere, versi poetici e non, convertiti in gesti, facce, teatralità. ...forse è proprio la teatralità del dialetto a sostenere ancora oggi, in questo mondo troppo uguale a se stesso, quella profondità del sentire che alimenta la cultura della memoria, che decreta la supremazia del fare, della corporeità e della spiritualità insieme, della presenza sull' assenza. ...un dialetto finalmente non inteso come rivestimento buffo di squallide barzellette, ma come sostanza emozionante di umanità. ...il dialetto come espressione vera di sentimenti, passioni ed emozioni, in una parola sola di umanità. Una non-stop di un'ora e mezza in cui l'attore lughese alternerà momenti esilaranti ad atmosfere drammatiche, anche attraverso gli scritti poetici degli autori popolari più significativi...
28 marzo 2009 - Sala di Lavezzola ore 21 - Giovanni Nadiani in «Romagna garden»
Giovanni Nadiani, voce recitante; Andrea Bacchilega: batteria e percussioni, Guido Leotta, sax e flauto, Fabrizio Tarroni, chitarre, Alessandro Valentini, trombe e flicorno
Sette storie brevi, ambientate nella Romagna di oggi; unantropologia mutante raccontata in lingua italiana ed in dialetto. Personaggi di mezza età della provincia romagnola, spaesati nel presente tele-pubblicitario, dove si mastica langlo-italiano come un chewing-gum. Un mondo illuso da luccicanti promesse di felicità, immerso in un abbandono sconsolato. Nadiani, poeta delloralità, osserva questa sofferta contemporaneità e la racconta con il filtro di unironia amara, a tratti davvero comica, comè tipico del linguaggio dialettale. La sua voce dialoga con il sound dei Faxtet, un quintetto di blue jazz, con venature etniche e funky. Anche la loro musica parla di una modernità in cerca di radici.